Due parole chiave per ripartire dopo il lockdown

“Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo”, diceva Henry Ford che sembra però non avere fatto scuola: in questi tre mesi sono molte le aziende, soprattutto nel turismo che hanno interrotto le comunicazioni di ogni tipo. Comprensibile: quando non si vuole sbagliare la cosa migliore è non fare nulla. Comunicare male negli ultimi mesi implicava esporsi a critiche di diverso tipo, di insensibilità o di inopportunità e molti hanno preferito non rischiare. C’è chi invece ha deciso di comunicare in maniera differente e ha avuto ragione, cambiando registro di comunicazione e comprendendo che non era il momento di vendere con la comunicazione, ma di ispirare e trasmettere messaggi positivi.

Comunicare è importante, sempre e comunque. Un concetto semplice, tuttavia spesso trascurato. E, in tempi di crisi, il comunicare diventa ancora più basilare. Attraverso la comunicazione facciamo infatti capire ai nostri clienti, e a coloro che lo diventeranno, che “noi ci siamo, che la nostra attività non si è mai fermata e che guardiamo al futuro, pianificando nuove strategie per rafforzare il nostro brand, fondato su quei valori per cui siamo stati scelti e che ci rendono unici”.

La pandemia di Covid-19 ha certamente messo in discussione le dinamiche sociali tradizionali, la nostra quotidianità e il nostro modo di lavorare e di fare business, che si è velocemente adattato alla situazione contingente dovuta al lockdown deciso dalla maggior parte dei Paesi nel mondo. Nello specifico, in Italia, l’emergenza sanitaria ha avuto ovviamente forti ripercussioni su numerose attività e di qualunque dimensione e settore. Secondo gli ultimi dati diffusi da Unioncamere-InfoCamere, si registrano infatti quasi 30mila imprese in meno nel primo trimestre 2020, contro un calo di 21mila nello stesso periodo del 2019. E proprio per rispondere a questo clima di sfiducia diventa più che mai fondamentale studiare una strategia di comunicazione per impedire il ristagno, e il possibile calo del business, e stimolarne la crescita.

Ora che l’Italia è ripartita concentriamoci allora su due parole chiave: Umanità ed Empatia. Due termini che trovano la loro massima espressione proprio in questo momento di difficoltà, in cui il desiderio di sentirsi parte di una comunità, di poter stare vicino a chi si ama diventa ancora più forte. Un motivo in più per decidere di restare visibili sui social network, di continuare a comunicare con i nostri clienti e a condividere con loro la nostra attività in tempo reale, trasmettendo così con forza i concetti di community e di trasparenza. Largo quindi alle story, a patto che siano autentiche e responsabili, capaci di sottolineare con forza il concetto di umanità, del poter superare insieme i momenti di crisi, cementando così il rapporto tra cliente e azienda.

Un’azienda che attualmente sta lavorando ancora in modalità smart working potrà così pensare di raccontare in che modo si è riorganizzata, come ha modificato la propria quotidianità e i flussi di lavoro. Magari inserendo sulle piattaforme social il racconto della quotidianità dei propri collaboratori, con video o brevi testi descrittivi in grado di aprire delle piccole finestre di umanità sui momenti più familiari, capaci di creare empatia con la nostra community. Se vogliamo creare un rapporto ancora più profondo con i nostri clienti, interpelliamoli. Rendiamoli partecipi attivamente del nostro lavoro, chiediamo loro consigli e suggerimenti per migliorarci e andare incontro alle loro esigenze reali. Lasciando loro la parola perché possano raccontare anche in che modo hanno vissuto o stanno ancora vivendo le difficoltà.

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